Esiste un ambito nel mondo del vino dove l’innovazione diventa un mezzo di supporto per preservare la natura e le tradizioni ad essa legate, questo mondo è rappresentato dai vitigni PIWI e, per chi si fosse perso le precedenti, FISAR Milano riproporrà il tema nella serata di degustazione di Lunedi 3 luglio. Dopo un giro immaginario per le cantine e i vini dell’ Alta Valle, ecco a voi l’anticipazione di altre quattro proposte provenienti dai terreni di Fondovalle, quattro diverse espressioni  tutte opera di aziende che hanno come obiettivo comune quello di valorizzare il legame del vino col territorio attraverso soluzioni all’avanguardia e nel rispetto ambientale.

ALBINO MARTINELLI – GABRJOL IGT

Dal 1700 l’azienda sorge in una terra di confine, la Vallagarina. Sei ettari vitati che si estendono lungo le sponde dell’ Adige e le pendici del Monte Baldo su suoli calcarei e argillosi. I vitigni coltivati sono quelli tipici della zona quali Marzemino, Teroldego, Moscato Giallo, Cabernet Sauvignon, Gewurtztraminer, Johannister e altri. Sostenibilità e rispetto delle peculiarità territoriali sono i principi fondanti della casa di cui Wine Vista potrebbe essere l’esempio simbolico, un’enoteca sempre parte della cantina,  costruita in acciaio carten e vetro che offre un’ampia visione sui vigneti circostanti, integrata nella forma e nei materiali con il territorio che la accoglie. Il vino in degustazione proviene dal vitigno Johannister innestato su Aromera. La vendemmia parte a metà settembre per poi procedere con una pressatura soffice delle uve in modo da preservarne gli aromi. Dopo una breve macerazione sulle bucce il mosto viene filtrato e fatto fermentare in acciaio a temperatura controllata. Nasce cosi un vino dal colore giallo brillante, dalle note di moscato, rosa, miele, anice per arrivare in bocca con una buona freschezza, intensità e persistenza dove ritornano trovando una corrispondenza i sentori percepiti all’olfatto. 12 % Vol.

CANTINA MORI COLLI ZUGNA – VICTORIAE BIANCO VALLAGARINA IGP

Ci troviamo  in una delle più grandi cantine ipogee d’Europa attiva sul territorio che lavora con tecnologie avanzate volte a creare un minor impatto ambientale. Qui il dislivello dei tipici contesti collinari diventa parte integrante della struttura aziendale in un connubio tra agricoltura di montagna e rigore. I 700 ettari dei vigneti nel comune di Mori, in Vallagarina, sono situati a quote elevate lungo la “Strada dei sapori e del vino” che, insieme a pini e faggi, sorgono tra la Val di Sopra e il basso Sarca, ai piedi del Monte Baldo a sud e a nord della Val di Gresta. L’azienda che produce circa 230.000 bottiglie l’anno è stata vincitrice di premi quali Ecofriendly 2015 ( della Guida Vini Buoni d’Italia) e medaglia d’oro al XII Concorso Enologico Internazionale Vini Müller Thurgau. In degustazione un vino ottenuto dal vitigno Bronner, felice prodotto di agricoltura biologica, subisce una macerazione sulle bucce per poi, come da antiche tradizioni,  sostare in anfore anche fino a 9 mesi. In questo procedimento gli interventi umani sono ridotti al minimo, con il fine ultimo di ottenere uve di qualità  vinificate mantenendole il più integre possibile. Alla vista il vino ci stupirá con un intenso aranciato dovuto alla macerazione prolungata sulle bucce. Frutta gialla tropicale, ananas, papaia, albicocche secche, quasi un passito all’olfatto che sorprenderà  al palato con la sua struttura, sapidità e un tannino che potrebbe suggerire un’evoluzione nel tempo. Si presenta con 13% Vol.

FILANDA DEL BORON – DEDIT

È una giovane realtà vinicola in località Tione di Trento, nel parco Adamello Brenta, caratterizzata dalla vicinanza del ghiacciaio che dona una nota distintiva ai vini, frutto della sfida quotidiana che un territorio estremo naturalmente pone. “Dono della terra” secondo la letteratura classica, Dedit è figlio del vitigno Solaris allevato a Guyot. Vendemmiato a metà settembre, il mosto fermenta sui propri lieviti a temperatura controllata, per poi essere affinato 9 mesi in barriques e diventare più morbido mantenendo una sua personalità dovuta alla mancata filtrazione. Un vino bianco con il suo tipico giallo paglierino e aromi intensi dovuti alle latitudini, frutta gialla matura, esotica, frutta secca come mandorle e datteri e una distintiva nota minerale. In bocca l’alta quota si manifesta con spiccata nota fresca e sapidità. Raggiunge i 14% Vol.

VALLAROM – VADUM CAES ARIS METODO FAMILIARE

… Il vino viene fatto prevalentemente in vigna…”  è il motivo trainante di questa azienda a conduzione familiare sperimentatrice fin dai primi anni di produzione e promotrice del Memorandum d’Intesa dell’unione dei produttori del Trentino. Significativa  l’abolizione dei pesticidi nel 1999 e l’utilizzo esclusivo di rame e zolfo dal 2004,  fino ad oggi in cui è previsto solo l’uso di concimi verdi. Un modo di prendersi cura della terra che è diventato stile di vita per gli stessi proprietari. L’ azienda si trova ad Avio in provincia di Trento dove vitigni come la Nosiola, lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Marzemino e altri vengono coltivati su terreni calcarei dolomitici, secondo forme di allevamento a pergola trentina semplice o spalliera potata a Guyot. Della cantina avremo in degustazione Vadum Caesaris, nato dal blend di Pinot Bianco (50%), Chardonnay (30 %), Sauvignon (10%), Riesling Renano (10%), le cui viti provengono dai vigneti Masi e Lavine piantate tra il 1985 e il 1991. Un vino prodotto secondo un metodo che anticamente serviva alla conservazione del vino nel tempo, dove i lieviti che sedimentano in bottiglia dopo la presa di spuma non vengono eliminati con la sboccatura. Il vino base viene creato facendo fermentare il mosto in vasche d’acciaio dove sosta per 10 mesi a temperatura controllata, il successivo imbottigliamento per la presa di spuma avviene con la sola aggiunta di zucchero di canna biologico per poi essere conservato in bottiglia per almeno 6 mesi dopo la rifermentazione. Nasce cosi un vino dall’aspetto brillante con sentori di frutta tropicale come ananas, cocco, banana che contrastano al palato con un’ottima acidità che rimanda alla mela verde e al tipico sentore di crosta di pane dato dai lieviti con un finale leggermente aromatico. Da bere mantenendo il fondo in bottiglia o lasciando che si mescoli al liquido rendendo il vino torbido e unico nel suo genere. Queste caratteristiche lo rendono versatile per poter essere abbinato a svariate preparazioni dagli aperitivi alle carni bianche, non dimenticandoci che pur sempre di uno spumante si tratta.

Al termine di questo viaggio virtuale tra valli e prati verdeggianti, i calici sono pronti e aspettano solo la degustazione di Lunedi 3 luglio per poter essere riempiti e sorprenderci con l’interessante connubio innovazione, sperimentazione e natura che i PIWI rappresentano!

Valentina Ricca